Lo stipendio e la pensione si possono pignorare, ma solo entro limiti precisi fissati dalla legge: una parte deve sempre restare al debitore per vivere. Conoscere questi limiti permette di verificare se il pignoramento è corretto e di valutare le difese possibili.
In breve
- Stipendio: per i crediti ordinari si può pignorare fino a un quinto; con più crediti di natura diversa, mai oltre la metà.
- Debiti con il fisco: limiti più bassi, cioè un decimo fino a 2.500 euro, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro, un quinto oltre 5.000 euro.
- Pensione: resta sempre libera una parte pari al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro al mese.
- Conto corrente: le somme già presenti si pignorano solo per la parte che supera il triplo dell’assegno sociale; gli accrediti successivi seguono i limiti di stipendio e pensione.
- Come difendersi: verificare credito e importi, fare opposizione se ci sono vizi o se i limiti di legge sono superati, trattare un piano di rientro o un saldo e stralcio.
- Debiti non più sostenibili: le procedure di sovraindebitamento possono portare alla liberazione dai debiti residui.
- Ad Arezzo e in provincia: è competente il Tribunale di Arezzo, davanti al quale si propone anche l’eventuale opposizione.
Quanto si può pignorare dello stipendio
Per i crediti ordinari lo stipendio è pignorabile fino a un quinto (art. 545 c.p.c.). Per i crediti alimentari la misura è stabilita dal giudice. Se concorrono più crediti di natura diversa, il pignoramento complessivo non può superare la metà dello stipendio.
Se il creditore è il fisco
Per i debiti riscossi dall’agente della riscossione valgono limiti più bassi: un decimo per stipendi fino a 2.500 euro, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro e un quinto oltre 5.000 euro.
La pensione
Della pensione resta sempre impignorabile una parte pari al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro al mese; il resto si può pignorare nei limiti visti per lo stipendio.
Il conto corrente
Se stipendio o pensione sono accreditati sul conto, le somme già presenti al momento del pignoramento si possono pignorare solo per la parte che supera il triplo dell’assegno sociale; gli accrediti successivi seguono i limiti di stipendio e pensione.
Come difendersi
- Verificare il titolo e gli importi: il credito potrebbe essere prescritto, già pagato o calcolato male.
- Opporsi al pignoramento se ci sono vizi dell’atto o se sono stati superati i limiti di legge.
- Trattare con il creditore un piano di rientro o un saldo e stralcio.
- Nei casi di debiti non più sostenibili, valutare le procedure di sovraindebitamento, che possono portare alla liberazione dai debiti residui.
Pignoramento ad Arezzo e in provincia
Il pignoramento dello stipendio, della pensione o del conto corrente si svolge davanti al tribunale del luogo in cui vive il debitore: per chi abita ad Arezzo, a Sansepolcro o in un altro comune della provincia è competente il Tribunale di Arezzo, davanti al quale si propone anche l’eventuale opposizione.
Domande frequenti
Il datore di lavoro può licenziarmi per un pignoramento?
No: il pignoramento dello stipendio non è di per sé un motivo di licenziamento.
Ho già una cessione del quinto: possono pignorarmi ancora?
Sì, ma entro limiti complessivi che vanno verificati caso per caso.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza sul caso concreto.



